I parlatori tardivi sono i bambini che a due – tre anni d’età non hanno ancora sviluppato un linguaggio adeguato o non parla affatto: in Italia sono circa 400.000, il 15% del totale. In molti casi non si tratta di una fase transitoria ma è parte di una condizione più complessa: il Disturbo Primario del Linguaggio (DPL). Se non diagnosticato in tempo, può influire negativamente sulla crescita cognitiva, emozionale e sociale del bambino. Purtroppo, questo disturbo è spesso confuso con altri problemi e viene individuato troppo tardi, con un impatto significativo sulle opportunità di intervento precoce.
Il tema del parlatore tardivo e del Disturbo Primario del Linguaggio è stato approfondito recentemente in un convegno a Padova, organizzato dalla Fondazione G.E. Ghirardi, in collaborazione con la Clasta, la Federazione Logopedisti Italiani (Fli) e LabAcademy. Un’occasione per fare il punto della situazione e rilanciare l’urgenza di una diagnosi tempestiva.
Le cause e le conseguenze del disturbo primario del linguaggio
Il DPL colpisce circa un bambino su 14, ovvero il 7% dei bambini in età prescolare. Come si manifesta? Con difficoltà di espressione verbale che non sono attribuibili a fattori neurologici o psicologici evidenti, ma che possono portare a compromissioni nella comunicazione e nello sviluppo delle abilità cognitive. Se non trattato precocemente, il DPL può avere effetti negativi sullo sviluppo emotivo e sociale, predisponendo il bambino a difficoltà scolastiche, bassa autostima, ansia e, in alcuni casi, a depressione durante l’adolescenza e l’età adulta.
Maria Chiara Levorato, referente Clasta, sottolinea come la diagnosi tempestiva sia fondamentale per evitare un aggravamento del quadro clinico: “Oggi disponiamo di conoscenze più solide, ma occorre rendere omogeneo l’accesso agli strumenti diagnostici e potenziare il lavoro in rete tra pediatri, educatori, clinici e famiglie”.
L’importanza dello screening precoce
Gli indicatori di un potenziale disturbo del linguaggio emergono già prima dei 3 anni. A questa età, infatti, un bambino dovrebbe produrre almeno 50 parole della lingua alla quale è stato esposto, e a 2 anni e mezzo dovrebbe essere in grado di combinare almeno due parole per formare frasi semplici. Tiziana Rossetto, presidente della Fli, evidenzia l’importanza di monitorare questi segnali già durante l’asilo: “Il tema dello screening precoce entro i 36 mesi è centrale. La scuola dell’infanzia e il coinvolgimento attivo dei genitori sono strumenti fondamentali in questa fase”.
Un’individuazione precoce delle difficoltà linguistiche, unita a un piano di intervento tempestivo, può fare la differenza nel percorso di sviluppo di un bambino. La collaborazione tra pediatri, educatori, insegnanti e famiglie è cruciale per un trattamento mirato e per garantire che i bambini ricevano il supporto necessario.
La necessità di una strategia nazionale unificata
Durante il convegno è stato anche sottolineato quanto sia importante l’adozione di un approccio nazionale unificato nella gestione del disturbo. “Abbiamo a disposizione strumenti validi, scale condivise, linee guida: ora serve una strategia nazionale strutturata e uniforme“, afferma la presidente della Fli. È fondamentale che l’identificazione del DPL e gli strumenti di supporto siano omogenei su tutto il territorio nazionale per garantire a ogni bambino un accesso equo e tempestivo ai trattamenti più efficaci.
La logopedia, grazie a tecniche specifiche, può supportare il bambino nel migliorare le sue abilità linguistiche, ma l’intervento deve avvenire in modo tempestivo per ottenere i risultati migliori. Inoltre, l’approccio integrato con psicologi, neurologi e altri specialisti è essenziale per un trattamento completo e mirato.
È tempo di agire
L’identificazione precoce e l’intervento tempestivo sono fondamentali per migliorare la qualità della vita dei bambini che affrontano difficoltà linguistiche. Come sottolineato dagli esperti del convegno, è tempo di agire: non solo per sensibilizzare le famiglie e gli insegnanti sui segnali precoci, ma anche per rafforzare le reti di supporto a livello nazionale, offrendo a ogni bambino la possibilità di superare le difficoltà linguistiche e di sviluppare pienamente il proprio potenziale.

