30 Agosto 2026

Rai Scuola non chiude, si trasforma, dal digitale terrestre a RaiPlay


Rai Scuola non viene chiusa. Viene trasformata. È questo il punto centrale che l’azienda di viale Mazzini tiene a chiarire, dopo le polemiche delle ultime ore innescate dall’annuncio del passaggio del canale dal digitale terrestre a RaiPlay.
Una precisazione importante: la decisione non ha nulla a che fare con il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, né con il Ministero dell’Istruzione. Si tratta di una scelta editoriale e organizzativa interna alla Rai, maturata nell’ambito del più ampio progetto di riordino dei canali tematici del servizio pubblico.

Dal 1° ottobre, il canale 57 del digitale terrestre non trasmetterà più Rai Scuola, sostituito dal nuovo progetto “Italiana”. Ma, spiega la Rai, non si tratta di una cancellazione: i contenuti didattici ed educativi confluiranno integralmente su RaiPlay, una delle principali piattaforme streaming in Europa.

I dati di ascolto

Alla base della scelta ci sono i dati di ascolto, definiti “impietosi” dagli stessi vertici aziendali: lo share medio del canale lineare è sceso dallo 0,14% del 2024, allo 0,13% del 2025, fino a un misero 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026, con alcuni programmi che in certi casi non superavano le 10 persone davanti al televisore. Numeri che, secondo la Rai, certificano l’inefficacia della tv lineare come strumento per raggiungere il pubblico scolastico, quello a cui Rai Scuola è naturalmente destinato.


“Il servizio pubblico deve raggiungere il pubblico”


Il ragionamento alla base della trasformazione è semplice: un canale che gli studenti non guardano non sta assolvendo al proprio compito, per quanto valido possa essere il contenuto che propone. Il servizio pubblico, si sottolinea, svolge davvero la propria funzione solo se i contenuti raggiungono effettivamente il pubblico a cui sono rivolti e oggi gli studenti non sono davanti alla tv lineare, ma su piattaforme digitali e interattive.

Due anni di analisi prima della decisione


La scelta non nasce da un giorno all’altro: è il frutto di circa due anni di analisi di marketing e valutazioni editoriali, guidate da un principio di fondo tutt’altro che complicato: Rai Scuola deve stare dove sono gli studenti, non su un canale che non vede nessuno e che, in questa forma, rappresenta uno spreco di risorse pubbliche. A confermare la bontà del percorso digitale ci sono anche i dati di gradimento Qualitel, che assegnano a Rai Scuola un punteggio di 8,0 sulla tv tradizionale, che sale a 8,1 su RaiPlay — la property digitale Rai più apprezzata.


In linea con gli altri broadcaster pubblici europei

Il trasferimento su una piattaforma streaming non è un’anomalia tutta italiana: è la stessa direzione intrapresa da altri broadcaster pubblici europei, che stanno progressivamente spostando l’offerta tematica e didattica dai canali lineari alle piattaforme digitali, dove il pubblico più giovane si informa e si forma quotidianamente.


La responsabilità della comunicazione

Nonostante la logica alla base della decisione, la Rai riconosce di avere una responsabilità nella gestione di un cambiamento che ha inevitabilmente generato preoccupazione tra insegnanti, studenti e osservatori del settore — testimoniata anche da una petizione online che ha raccolto decine di migliaia di firme in poche ore. È per questo che l’azienda ha annunciato di essere al lavoro proprio sulla comunicazione dell’operazione, per chiarire che non si tratta di un addio, ma di un’evoluzione: Rai Scuola non chiude, va dove sono gli studenti.

Anna Maria De Luca

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