Approvato in Commissione Istruzione al Senato il disegno di legge per valorizzare gli alunni ad alto potenziale cognitivo
In un sistema scolastico spesso orientato a colmare i ritardi e a supportare chi è in difficoltà, rischiano di passare inosservati — o addirittura penalizzati — gli studenti che mostrano un’intelligenza fuori dal comune. Sono i cosiddetti alunni plusdotati, e rappresentano, secondo le stime più accreditate, circa l’8% della popolazione scolastica italiana. Numeri tutt’altro che trascurabili, che da oggi iniziano a ricevere il giusto riconoscimento anche sul piano normativo.
In Commissione Istruzione del Senato, infatti, è stato appena approvato il disegno di legge “a tutela degli alunni con alto potenziale cognitivo”, un passo significativo verso il riconoscimento dei diritti e dei bisogni educativi specifici di questi studenti. A darne notizia è stato Roberto Marti, senatore della Lega e presidente della stessa Commissione, nonché primo firmatario del provvedimento.
“Si istituisce un piano sperimentale per favorire l’inserimento e il successo degli studenti plusdotati,” ha dichiarato Marti. “Si potranno così sviluppare le potenzialità delle persone che possiedono un quoziente intellettivo superiore alla media e che, invece, oggi vengono spesso scoraggiate.”
Cosa si intende per plusdotazione?
La plussodotazione (o “giftedness”) è una condizione riconosciuta a bambini e ragazzi con abilità cognitive molto superiori alla media, spesso accompagnate da una elevata curiosità, velocità di apprendimento, sensibilità emotiva, creatività o talento specifico (per esempio nella matematica, nella musica, nel linguaggio).
Tuttavia, queste caratteristiche non sempre si traducono in buoni risultati scolastici. Al contrario: molti alunni plusdotati si annoiano, si isolano o diventano oppositivi, perché il contesto educativo non risponde ai loro bisogni. Alcuni rischiano persino la dispersione scolastica. La mancanza di formazione dei docenti e l’assenza di strumenti normativi adeguati rendono difficile intercettare e sostenere il loro percorso.
Perché serve una legge?
Il disegno di legge approvato in Commissione punta a colmare questa lacuna. In particolare, il provvedimento prevede un piano sperimentale triennale per favorire l’inclusione e la valorizzazione degli studenti plusdotati; una formazione specifica per i docenti, affinché sappiano riconoscere e gestire i bisogni educativi speciali legati alla plusdotazione; percorsi didattici personalizzati, che possano comprendere l’anticipo di programmi, l’arricchimento curricolare, o l’accesso a progetti speciali; collaborazione con università, enti di ricerca e centri specialistici, per favorire una diagnosi precoce e interventi mirati.
In Italia, il tema è ancora poco normato, mentre in molti altri paesi — come Stati Uniti, Germania, Israele o Corea del Sud — gli studenti plusdotati godono di programmi scolastici specifici e sono considerati una risorsa strategica anche per l’innovazione e lo sviluppo del Paese.
Una scuola per tutti, anche per chi è “più avanti”
In una scuola realmente inclusiva, non possono esistere studenti invisibili. Anche chi ha un’intelligenza superiore alla media ha diritto a percorsi educativi sfidanti, stimolanti e rispettosi della propria unicità.
Il disegno di legge sulla plusdotazione non è solo una norma a favore di pochi, ma un segnale culturale: riconoscere il talento, coltivarlo e non sprecarlo è un dovere collettivo. Come sottolinea lo stesso Marti: “Questi studenti rappresentano un vero dono per tutta la comunità scolastica”. La speranza è che il Parlamento approvi definitivamente la legge e che questa si traduca in azioni concrete nelle scuole, a partire dalla formazione degli insegnanti e da un cambio di sguardo che sappia accogliere — senza sospetto o pregiudizio — chi ha bisogno non di meno scuola, ma di una scuola diversa. Anche per chi è già un passo avanti.

