30 Agosto 2026

Amati o capiti? La terapia di coppia che parte da dentro

Molte persone arrivano in terapia inseguendo due bisogni che sembrano escludersi a vicenda: sentirsi amate e sentirsi capite. Più si insegue l’uno, più sembra allontanarsi l’altro. È da questa osservazione clinica che parte “Terapia di coppia e sistemi familiari interni. Guarire le relazioni con il metodo dell’intimità dall’interno verso l’esterno”, il manuale di Toni Herbine-Blank e Martha Sweezy pubblicato da Giunti Psicologia.IO.

Le autrici

Toni Herbine-Blank è formatrice senior per l’IFS-Institute e ha contribuito a sviluppare il modello Intimacy from the Inside Out (IFIO), di cui oggi guida i programmi di formazione a livello nazionale e internazionale, tra ritiri, workshop e corsi dedicati alla terapia di coppia. Martha Sweezy è Assistant Professor alla Harvard Medical School e consulente alla Cambridge Health Alliance, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettrice della formazione per la terapia dialettico-comportamentale; è inoltre autrice di numerosi testi sui sistemi familiari interni.

Il volume si inserisce nella collana Giunti Psicologia.IO, ma a differenza di molti titoli della stessa collana pensati per il grande pubblico, è un manuale tecnico rivolto ai professionisti della salute mentale: terapeuti che vogliono acquisire strumenti concreti per lavorare con le coppie.

Un metodo nato da un altro metodo

Il cuore del libro è l’IFIO, un adattamento alla terapia di coppia dell’IFS — Internal Family Systems, il modello ideato negli anni Ottanta da Richard Schwartz per il lavoro con individui e famiglie. L’idea di fondo dell’IFS è che la mente umana non sia un blocco unico, ma un insieme di “parti” — vere e proprie sotto-personalità, ciascuna con propri bisogni, ricordi ed emozioni — che nella condizione ideale vengono coordinate da un Sé centrale, calmo e compassionevole. Herbine-Blank ha preso questa impalcatura teorica e l’ha declinata specificamente sulla relazione di coppia, dando vita a un approccio originale.

Le parti in gioco

Nel modello IFIO, ogni partner porta nella relazione diverse parti interne, riconducibili a due grandi categorie: i protettori, parti che si attivano per difendere la persona dal dolore — chi attacca, chi si chiude nel silenzio, chi critica; gli esiliati, parti ferite spesso legate a esperienze infantili, portatrici di vergogna, paura dell’abbandono, senso di inadeguatezza.

Uno dei meccanismi centrali individuati dal metodo è la tendenza a proiettare sulla relazione attuale ferite antiche, risalenti all’infanzia. Quando una persona si sente minacciata o frustrata, tende a perdere il contatto con il proprio bisogno più autentico — sentirsi al sicuro, connessa, amata — e a reagire invece attraverso i propri protettori, spesso alimentando il conflitto anziché risolverlo.

Prima la stabilità interna, poi la comunicazione

L’elemento probabilmente più distintivo dell’IFIO è la scelta di non partire subito dal lavoro sulla comunicazione tra i due partner. Il metodo lavora prima sulla capacità di ciascuna persona di auto-sostenersi emotivamente nei momenti in cui l’altro non è disponibile — costruendo, in altre parole, una base di sicurezza interna che riduca la dipendenza totale dal partner per regolare le proprie emozioni.

Solo su questa base più stabile diventa possibile un secondo passaggio: imparare a trasformare richieste che suonano come minacce — “se non fai X, io…” — in richieste che invitano al dialogo — “ho bisogno di X, e vorrei che tu…”. Un cambiamento nel linguaggio che aumenta le probabilità che i bisogni reali di ciascuno vengano finalmente ascoltati.

Come si lavora in seduta

Il manuale offre strumenti pensati per l’uso clinico quotidiano: tecniche passo-passo, trascrizioni di sedute reali usate come esempi concreti, indicazioni pratiche per affrontare i momenti più delicati del lavoro con la coppia, oltre a esercizi esperienziali e schede di lavoro sia per il terapeuta sia per i partner. Un concetto chiave applicato in seduta è quello dell'”unblending”: aiutare la persona a distinguersi dalla parte che in quel momento è attivata, così che “sono arrabbiato” diventi “una parte di me è arrabbiata” — un piccolo spostamento linguistico che crea spazio per rispondere in modo consapevole, invece di reagire d’istinto.

Un approccio non patologizzante

Un tratto che le autrici sottolineano con forza è che il metodo non etichetta mai la coppia come “disfunzionale”: l’obiettivo non è correggere un difetto, ma comprendere le ragioni profonde della sofferenza reciproca. Il lavoro terapeutico punta a un doppio risultato: da un lato i protettori possono allentare la presa, perché non sentono più di dover difendere la persona a ogni costo; dall’altro gli esiliati possono liberarsi del proprio “fardello” emotivo — un processo che, secondo Herbine-Blank e Sweezy, finisce per liberare anche la relazione stessa, non solo i singoli individui che la compongono.

Il metodo IFIO propone un cambio di prospettiva rispetto a molti approcci più centrati sulla comunicazione: migliorare il dialogo tra i partner non basta, se prima ciascuno non ha fatto pace con le proprie parti interiori. Solo da un luogo interno più stabile e compassionevole diventa possibile incontrare davvero l’altro — non a partire dalla ferita, ma da una versione più integra e presente di sé stessi.

Testo e foto di Anna Maria De Luca | Riproduzione riservata ©www.ScuolaNews.eu

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