L’annuncio del Ministro Valditara segna un traguardo fondamentale per il sistema educativo italiano
Roma, 10 settembre 2025 – Un risultato che fino a pochi anni fa sembrava impossibile: l’Italia ha raggiunto il tasso di dispersione scolastica dell’8,3% nel 2025, anticipando di ben cinque anni gli obiettivi europei fissati per il 2030. L’annuncio è arrivato dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara durante il question time alla Camera, in risposta a un’interrogazione di Noi Moderati.
I numeri che fanno la Storia
Le cifre riportate dal Ministro raccontano una trasformazione epocale del sistema educativo italiano. Dal 9,8% del 2024 si è passati all’8,3% del 2025, superando con largo anticipo l’obiettivo europeo del 9% previsto per il 2030. Un progresso ancora più significativo se confrontato con i dati storici: dal 25,1% nel 2000 si è arrivati al 9,8% nel 2024.
Ma non è solo la dispersione “esplicita” a migliorare. Anche quella “implicita” – che riguarda gli studenti che completano il percorso scolastico ma senza acquisire le competenze di base – si attesta al 6,6%: un dato importante perché il suo valore è il più basso mai registrato a livello nazionale. Questo indicatore è particolarmente significativo perché misura la qualità effettiva dell’istruzione, non solo la permanenza a scuola. (Fonti: Ministero dell’Istruzione e del Merito, INVALSI, Rapporto OCSE 2025)
Le misure del Governo una strategia su più fronti
Dietro questi risultati c’è una strategia articolata che il governo ha messo in campo negli ultimi anni. Tra le innovazioni più importanti ci sono l’introduzione delle figure del docente tutor e del docente orientatore, progettate per accompagnare gli studenti in difficoltà e prevenire l’abbandono.
Ma il cuore della strategia sono i progetti “Agenda Sud” e “Agenda Nord”, programmi specifici destinati alle aree con maggiori divari sociali e negli apprendimenti. Le risorse aggiuntive previste ammontano a 252,4 milioni per Agenda Sud e 248,8 milioni per Agenda Nord. Per Agenda Sud sono previsti 2.164 istituti beneficiari, mentre Agenda Nord interesserà 2.100 scuole.
Questi investimenti non sono a pioggia: i contributi verranno assegnati in base ai dati Invalsi più recenti, utilizzando criteri proporzionali che tengono conto delle specifiche fragilità educative rilevate in ciascun territorio.
La rivoluzione della formazione tecnico-professionale
Un altro pilastro della strategia governativa è il potenziamento del sistema di istruzione tecnica e professionale. Il decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri il 4 settembre 2024 ha consolidato definitivamente la filiera formativa tecnologico-professionale, che ora fa parte a pieno titolo dell’offerta formativa ordinaria del sistema nazionale.
Gli investimenti sono consistenti: oltre 40 milioni di euro per la realizzazione di 54 campus formativi, ciascuno da 750 mila euro, realizzati in partenariato con le Fondazioni ITS Academy. A questi si aggiungono altri 30 milioni per i campus laboratoriali e 35 milioni per nuovi campus “fisici”.
Questa strategia risponde a una logica precisa: creare un percorso formativo coerente che si estende dalla scuola secondaria di secondo grado fino agli ITS Academy, con ricadute concrete in termini di orientamento al lavoro.
Il contesto europeo e gli obiettivi del PNRR
I risultati italiani assumono ancora più valore se inseriti nel contesto europeo. La percentuale di giovani tra 18 e 24 anni senza diploma e fuori da percorsi formativi è scesa al 10,2%, superando con un anno di anticipo l’obiettivo fissato dal PNRR per il 2026.
L’obiettivo europeo del 9% entro il 2030, che fino a poco tempo fa sembrava ambizioso, ora appare non solo raggiungibile ma già superato secondo le stime per il 2025.
L’impatto sociale dalla scuola al lavoro
La riduzione della dispersione scolastica non è solo una questione di numeri statistici. Come ha sottolineato il Ministro Valditara, “tutto questo aiuta sicuramente a sconfiggere i fenomeni Neet”, riferendosi ai giovani che non studiano, non lavorano e non si formano.
La correlazione tra istruzione e occupazione è confermata dai dati: nell’anno scolastico 2023/2024 gli alunni iscritti nelle scuole statali secondarie di II grado erano 2.631.879. Di questi, il 51,4% frequentava un liceo, il 31,7% un istituto tecnico e il 16,9% un istituto professionale.
Le sfide regionali persistono
Nonostante i progressi generali, permangono alcune criticità territoriali. Solo in due regioni italiane, Campania e Sardegna, la dispersione implicita rimane sopra il 10%. Questo evidenzia come il divario Nord-Sud, pur riducendosi, richieda ancora interventi mirati e specifici.
Un modello per l’Europa
I risultati ottenuti dall’Italia nella lotta alla dispersione scolastica rappresentano un caso di studio a livello europeo. La combinazione di investimenti mirati, innovazioni pedagogiche e un approccio data-driven basato sui risultati INVALSI si è dimostrata vincente.
La sfida ora è consolidare questi risultati e continuare a ridurre i divari territoriali ancora esistenti, per costruire davvero, come auspica il Ministro Valditara, “una scuola capace di unire l’Italia, dal Nord al Sud, dal centro alle periferie”.

