30 Agosto 2026

Tra PNRR, responsabilità penali e solitudine istituzionale: perché la firma del contratto dei presidi è una vittoria per tutta la scuola

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C’è un’immagine romantica ma del tutto superata che dipinge il “Preside” come una figura prevalentemente burocratica: un funzionario chiuso nel proprio ufficio tra timbri, circolari e corridoi silenziosi. Chiunque viva la scuola moderna sa che la realtà quotidiana racconta una storia completamente diversa.


Oggi il Dirigente Scolastico è un professionista multitasking: un po’ manager della pedagogia, un po’ esperto di sicurezza sul lavoro, coordinatore di progetti europei, gestore del personale e, molto spesso, il primissimo parafulmine per qualsiasi tensione esploda tra famiglie, docenti, studenti ed Enti Locali.


La firma definitiva sul rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL 2022-2024) rappresenta un passaggio cruciale. Non si tratta semplicemente di un atto burocratico o di una legittima rivendicazione salariale per la categoria: è il primo, fondamentale passo verso il riconoscimento del valore strategico di chi guida la scuola pubblica nel nostro Paese.


Per comprendere la portata di questo accordo occorre guardare dietro le quinte del lavoro dirigenziale. Negli ultimi anni il ruolo del DS è stato travolto da un paradosso istituzionale: l’aumento vertiginoso delle mansioni a fronte di una cronica carenza di strumenti e strutture di supporto.
Troppo spesso, di fronte alle difficoltà operative, la risposta implicita del sistema è stata il classico “Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala”. Ma guidare la scuola oggi significa pedalare su un terreno accidentato e a ritmi insostenibili.


Con l’arrivo delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, le scuole italiane si sono ritrovate al centro di una trasformazione epocale. Una straordinaria opportunità, certo, ma anche un enorme macigno amministrativo caduto direttamente sulle spalle dei dirigenti.


I DS si sono trasformati dall’oggi al domani in responsabili di stazioni appaltanti e project manager di finanziamenti da centinaia di migliaia (spesso milioni) di euro. Tra capitolati tecnici, adempimenti sul portale FUTURA, gare d’appalto e rendicontazioni rigide, al dirigente è stato chiesto di possedere le competenze di un esperto di Diritto Amministrativo e del Codice degli Appalti, mantenendo al contempo la rotta pedagogica dell’istituto.


L’aspetto più stridente riguarda la gestione della sicurezza negli edifici scolastici. La legge individua nel Dirigente Scolastico il “datore di lavoro”, con tutte le conseguenti responsabilità civili e penali in caso di incidenti o difetti strutturali.


Il paradosso? L’immobile non è della scuola, ma appartiene al Comune (per infanzia, primaria e media) o alla Provincia/Città Metropolitana (per le superiori). Il dirigente non ha un portafoglio per finanziare l’edilizia straordinaria o riparare un tetto: può solo inviare solleciti a colpi di PEC. Tuttavia, se un calcinaccio si stacca o una palestra ha un problema strutturale, il primo nome iscritto nel registro degli indagati è quasi sempre il suo.


In un’epoca in cui il patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia si è incrinato, il DS opera in prima linea. Gestisce controversie legali sulle valutazioni, ricorsi sulle sanzioni disciplinari, casi complessi di inclusione per alunni con Bisogni Educativi Speciali e emergenze legate al cyberbullismo. Mentre nelle altre articolazioni della Pubblica Amministrazione esistono uffici legali e strutture intermedie capaci di filtrare il contenzioso, nella scuola la filiera è brevissima: il dirigente affronta l’emergenza spesso in totale solitudine.


I punti chiave del nuovo contratto


L’accordo contrattuale riconosce finalmente la centralità della funzione dirigenziale con interventi concreti:

Riconoscimento retributivo: gli aumenti medi a regime (circa il 6% tra quota tabellare e indennità di posizione fissa) rappresentano un segnale importante per ridurre il divario storico con gli altri dirigenti dello Stato.

Tutele ed equilibrio vita-lavoro: il contratto introduce maggiore chiarezza su congedi, permessi e gestione delle ferie, eliminando cavilli rigidi per professionisti che di fatto sono reperibili 365 giorni all’anno.

Svolta sulla mobilità: l’innalzamento della percentuale per la mobilità interregionale (fino all’80% dei posti vacanti) offre a centinaia di dirigenti la possibilità di riavvicinarsi ai propri affetti, garantendo stabilità ed equilibrio personale.
Rafforzare la figura del Dirigente Scolastico non significa concedere privilegi a una categoria, ma mettere in sicurezza l’intero sistema scolastico.


Un dirigente sostenuto da regole chiare, retribuito in modo equo e sollevato dagli eccessi di burocrazia non è semplicemente un funzionario più sereno: è un leader educativo che può dedicare la maggior parte del proprio tempo a ciò che conta davvero. Ovvero l’innovazione della didattica, l’inclusione degli studenti più fragili, il benessere lavorativo dei docenti e la costruzione di un ambiente di apprendimento sicuro e stimolante.


La firma su questo contratto non risolve di colpo tutti i problemi strutturali della scuola italiana, ma traccia una direzione indispensabile: prendere atto che il futuro del Paese passa attraverso la valorizzazione di chi, ogni giorno, ne guida le istituzioni educative.

Testo di Francesco Rossi | Riproduzione riservata ©www.ScuolaNews.eu

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