30 Agosto 2026

La sindrome di hikikomori e la scuola

Quando si parla di 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐫𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐡𝐢𝐤𝐢𝐤𝐨𝐦𝐨𝐫𝐢 si fa riferimento ad una forma di isolamento sociale: gli individui che ne sono affetti preferiscono rimanere in casa evitando qualsiasi forma di interazione con gli altri.  

Il primo a parlare di sindrome di hikikomori è stato il medico, psichiatra, psicologo e scrittore giapponese Tamaki Saito, il quale nel 1998 ha iniziato a studiare questo fenomeno, sviluppatosi inizialmente in Giappone e poi diffusosi in occidente.

In Italia il fenomeno è cresciuto negli anni, arrivando a raggiungere numeri davvero preoccupanti durante la pandemia Covid-19; in questo periodo, infatti, restrizioni e lockdown hanno creato situazioni di isolamento assecondato dal contesto.

Dal sito Hikikomori Italia – associazione nata con lo scopo di studiare, riflettere e comprendere questa sindrome – si rileva che tra gli studenti italiani ci sono oltre 60 mila hikikomori.

 L’associazione cerca, inoltre, di evitare che si cada in luoghi comuni, in giudizi del tutto superficiali, in vere e proprie stigmatizzazioni che potrebbero portare ad affrontare il problema in modo non adeguato.

𝑸𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒍𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒊 𝒄𝒂𝒖𝒔𝒆?

  • Fragilità caratteriali con difficoltà a livello relazionale.
  • Madri troppo presenti e padri assenti, sia a livello fisico che a livello affettivo.
  • Scuola vissuta non come ambiente accogliente, ma ostile.
  • Bullismo.
  • Scarsa autostima.
  • Pressioni sociali eccessive.

Secondo alcune linee guida del 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐠𝐢𝐚𝐩𝐩𝐨𝐧𝐞𝐬𝐞, i sintomi collegabili a questa sindrome sono:

  • il passare tutto il tempo presso la propria abitazione;
  • il distaccarsi da ciò che accade all’esterno;
  • il disinteressarsi di tutto ciò che riguarda la scuola e qualsiasi forma di lavoro;
  • il non relazionarsi con coetanei e colleghi.

Perché si possa parlare di sindrome di hikikomori – in assenza di disturbi psichiatrici rilevanti – è necessario che il soggetto manifesti questa condizione almeno da sei mesi. Gli hikikomori, come già detto, passano il loro tempo in casa, utilizzando il cellulare o altri strumenti messi a disposizione dalle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione in modo esagerato.

A tal proposito si ricorda che in data 10 luglio 2024, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, sempre attento e lungimirante rispetto alle questioni relative ai giovani, ha firmato una circolare con la quale ha vietato l’utilizzo del cellulare a scuola fino alla terza media, visto che, come già affermato durante la conferenza stampa “Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2024”  l’abuso del cellulare e dei social finisce con il produrre effetti negativi sullo stato psico-fisico degli studenti, creando ansia, isolamento, depressione con conseguenze sull’attenzione e sul rendimento scolastico.

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