30 Agosto 2026

Deepfake, la nuova frontiera del cyberbullismo

I deepfake sono una delle nuove frontiere del cyberbullismo: il 40% dei giovani teme che tali contenuti possano distruggere le loro relazioni sociali e la loro reputazione. E’ quanto emerge nell’indagine realizzata da Bva Doxa in collaborazione con Telefono Azzurro, che in occasione della Giornata Mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, ha  invitato – durante un incontro tenutosi alla Camera dei Deputati – le istituzioni e il Parlamento a un impegno concreto per affrontare queste sfide.   

Cosa è il deepfake? La parola è stata coniata nel 2017 per indicare una tecnica per la sintesi dell’immagine umana fondata sull’intelligenza artificiale, usata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali con una tecnica di apprendimento automatico, conosciuta come rete antagonista generativa. È stata anche usata per creare falsi video pornografici ritraenti celebrità e per le porno vendette, ma può anche essere usato per creare notizie false, bufale e truffe, per compiere atti di ciberbullismo o altri crimini informatici di varia natura oppure per satira. In Italia nel 2024 ha fatto scalpore un filmato deepfake con il volto del presidente del consiglio Giorgia Meloni, il processo è ancora in corso.

Dalla ricerca si evince – viene fatto notare – come una percentuale significativa di giovani e genitori indichi il cyberbullismo come uno dei principali rischi del mondo digitale, un fenomeno preoccupante che può avere serie conseguenze sulla salute mentale e fisica degli adolescenti. Il 51% degli intervistati afferma, ad esempio, di aver assistito online a episodi di derisione o critiche per l’aspetto fisico di qualcuno. È evidente come con il digitale, il bullismo assuma forme nuove che amplificano l’impatto emotivo e sociale sulle vittime.    

“Continuano a verificarsi episodi estremamente preoccupanti legati al bullismo e al cyberbullismo. È essenziale che le istituzioni si impegnino maggiormente con politiche e interventi mirati, ma è altrettanto cruciale che le famiglie e le scuole diventino luoghi di ascolto e supporto” ha sottolineato il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo.    

Quanto agli atti di bullismo subiti a scuola sono più frequenti tra gli studenti più giovani, in particolare tra quelli di 11-13 anni e tra le ragazze. Vi è infatti una significativa disparità di genere nelle esperienze di bullismo e di molestie online: le ragazze tra gli 8 e i 17 anni sono più esposte rispetto ai loro coetanei maschi sia tramite app di messaggistica (20% contro il 14%) sia attraverso i social media (18% contro il 13%). Le giovani tra i 16 e i 18 anni hanno riportato una maggiore esposizione a tutte le forme di contatto indesiderato rispetto ai ragazzi della stessa età

  “I dati che emergono dalla nostra indagine sono – ha detto Caffo – un campanello d’allarme per tutti noi. La cronaca ci mostra quotidianamente come tanti ragazzi vivono situazioni gravissime e continuano a verificarsi episodi estremamente preoccupanti legati al bullismo e al cyberbullismo, fenomeni che lasciano ferite profonde nei nostri giovani, influenzandone il benessere psicologico e lo sviluppo.

La legge 70 è solo un punto di partenza per la lotta a bullismo e cyberbullismo: è essenziale che le istituzioni si impegnino maggiormente con politiche e interventi mirati, ma è altrettanto cruciale che le famiglie e le scuole diventino luoghi di ascolto e supporto. Dobbiamo lavorare insieme per creare un ambiente sicuro, sia online che offline, per ogni bambino e adolescente, e per farlo – ha concluso – è fondamentale investire nella costruzione di un sistema organico che coinvolga pubblico, sociale, scuole e famiglie

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