Ha suscitato forte attenzione la traccia della prima prova scritta della Maturità 2025 dedicata a Paolo Borsellino, il magistrato simbolo della lotta alla mafia, ucciso il 19 luglio 1992 in via D’Amelio. Il Ministero dell’Istruzione ha proposto una riflessione su una delle sue frasi più celebri e cariche di significato civile:
“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra, non deve essere solo una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti.”
La traccia invitava i maturandi a riflettere sull’importanza dell’impegno morale contro la criminalità organizzata, a partire dalla cultura e dalla scuola.
Salvini: “Un doveroso tributo”
Tra i primi a commentare pubblicamente la scelta del Ministero è stato Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, che ha scritto su X:
“Inserire la frase – significativa e potente – di Paolo Borsellino tra le tracce degli esami di maturità è una scelta che condivido e approvo. Grazie al nostro ministro Valditara: da anni la lotta alla mafia era assente dalle tracce d’esame. Questo è un doveroso tributo alle idee e all’impegno di un eroe, valori che vanno trasmessi ai nostri giovani. La sua battaglia resta ancora oggi un esempio e una guida per tutti noi, ogni giorno.”
Una scuola che forma cittadini, non solo studenti
Il ritorno del tema della lotta alla mafia tra le tracce della Maturità rappresenta un chiaro segnale di come la scuola possa — e debba — essere luogo di costruzione di coscienza civile. Come ha scritto Paolo Borsellino, “la mafia verrà sconfitta da un esercito di maestri elementari”, cioè da una cultura che parte dalla scuola e forma le coscienze.
Maturità, quindi, non solo come verifica delle competenze, ma come momento in cui lo studio incontra la vita vera, e la scrittura diventa impegno e memoria.

