Il divieto di accesso ai social network per gli under 15 approvato in Francia trova il favore del Moige, il Movimento Italiano Genitori, ma l’associazione mette in guardia il Parlamento italiano dal replicare un modello che, a suo giudizio, rischia di restare largamente inefficace.
Una legge che piace, ma con troppi punti deboli
Per il Moige, l’impianto della normativa francese presenta diverse criticità strutturali. Il provvedimento, infatti, non introduce un divieto diretto, bensì fa leva sulla nullità dei contratti stipulati tra i minori e le piattaforme digitali — una scelta tecnica che, secondo l’associazione, potrebbe entrare in frizione con il Digital Services Act europeo.
A pesare, poi, è l’assenza di un meccanismo sanzionatorio nazionale autonomo nei confronti dei grandi player del settore: i poteri coercitivi restano infatti in capo alla Commissione europea, con tutte le lentezze e le complessità che questo comporta.
Un ulteriore nodo riguarda i tempi tecnici. I portafogli europei di identità digitale, strumento chiave per verificare in modo affidabile l’età degli utenti, non entreranno in funzione prima del 2027. Nel frattempo, secondo il Moige, il perimetro di applicazione della legge lascerebbe comunque ampi margini di elusione.
L’appello al Parlamento italiano
“Le piattaforme non possono continuare a nascondersi dietro falle normative per continuare a danneggiare, contrattualizzando direttamente con i minori, ed attivando algoritmi predatori che creano dipendenza e danni alle nuove generazioni”. Con queste parole Antonio Affinita, direttore generale del Moige, ha commentato la vicenda, rivolgendo un monito diretto al legislatore italiano: evitare di limitarsi a leggi-manifesto, prive di sanzioni concrete e di strumenti tecnici realmente operativi, che finirebbero per illudere l’opinione pubblica senza offrire una protezione reale ai minori.
Il Moige chiede quindi che l’Italia agisca su un doppio binario, europeo e nazionale, per arrivare a una regolamentazione “rigorosa, coerente ed effettivamente applicabile” — parole che sintetizzano la linea dell’associazione: non basta legiferare, serve che la norma sia davvero eseguibile.
Lo sguardo alla class action di Milano
In attesa di sviluppi sul fronte legislativo, il Moige guarda con particolare attenzione all’udienza fissata per il 19 novembre presso il Tribunale di Milano, nell’ambito della class action inibitoria promossa contro Facebook, Instagram e TikTok. L’associazione spera che il procedimento giudiziario possa ottenere quello che la sola normativa, al momento, non garantisce: la fine dell’accesso ai social da parte dei minori di 16 anni e uno stop concreto agli algoritmi definiti “predatori”, accusati di alimentare dipendenza e danni psicologici tra i più giovani.
La vicenda si inserisce in un dibattito europeo più ampio sulla tutela dei minori online, terreno su cui il confronto tra legislatori, piattaforme e associazioni dei genitori resta tutt’altro che concluso.
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